Due pesci giovani nuotano insieme e incontrano un pesce anziano che li saluta dicendo: “Com’è l’acqua oggi, ragazzi?”

I due continuano a nuotare in silenzio, finché uno chiede all’altro: “Aspetta... che cos’è l’acqua?”

Aneddoto citato da David Foster Wallace nel discorso di apertura di inizio anno universitario

Questa semplice immagine rivela, a mio avviso, qualcosa di profondo: spesso viviamo immersi nella nostra quotidianità senza renderci conto di quanto l’ambiente, le relazioni e le esperienze che viviamo influenzino chi siamo. Ci sembra tutto “normale”, così com’è. Non ci accorgiamo dell’acqua in cui nuotiamo.
Per me, la psicoterapia è questo: iniziare a vedere l’acqua, diventare consapevoli di noi stessi e del contesto che ci circonda. È un momento in cui ci fermiamo a chiederci: “Chi sono davvero? Che cosa sto vivendo? Che cosa mi definisce?”
La consapevolezza è il primo passo, ma non l’unico. Il cambiamento nasce quando troviamo il coraggio di guardarci da prospettive nuove, di metterci in discussione, di osare strade diverse. È un viaggio che richiede impegno, ma che regala la possibilità di ritrovare autenticità e una nuova direzione “più nostra”.
Ed è in questo percorso che entra in gioco il “pesce anziano”, accompagnando le persone in questo viaggio di scoperta e trasformazione, passo dopo passo, rispettando i loro tempi e la loro unicità.

Se siete pronti a chiedervi “che cos’è l’acqua?”, allora siete già all’inizio del cambiamento e questo è il posto giusto per voi.

Spesso le persone arrivano qui stanche di doversi spiegare, di dover funzionare, di dover “fare bene” anche il dolore. Il lavoro inizia anche da questo: potersi fermare senza sentirsi sbagliati.

Mi chiamo Ivana De Tullio,

nel mio lavoro do molta importanza a come ci si sente dentro la
relazione terapeutica: alla possibilità di essere accolti nella propria complessità, senza dover semplificare, accelerare o dimostrare nulla.
Sono psicologa e psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale, terapeuta EMDR, Psicodiagnostica e Consulente Tecnico del Giudice in situazioni di separazioni/affidamento/ascolto protetto. Nel mio lavoro intreccio due grandi aree di intervento che sento profondamente connesse.

Da una parte supporto individui, coppie e famiglie a ritrovare equilibrio e strumenti nuovi nelle relazioni: dalla genitorialità alla vita di coppia, fino alle situazioni di dipendenza affettiva o di blocchi relazionali. Dall’altra parte accompagno persone ad alto potenziale, neurodivergenti o in sospetto di esserlo, nel riconoscere e valorizzare la loro complessità
interiore, e i loro familiari ed educatori ad imparare a vivere affianco a questa complessità.
Perché credo che crescere come individui e prendersi cura dei propri legami siano due facce della stessa medaglia: è proprio nell’incontro con noi stessi e con gli altri che possiamo costruire cambiamenti autentici e duraturi.

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